con Laura Curino, Anna Marcato
di Domenico Ferrari, Rita Pelusio
regia Marco Rampoldi
scene Lucio Diana
costumi Laura Liguori
musiche originali Alessandro Sicardi
produzione PEM Habitat Teatrali e Anna Marcato

con Laura Curino, Anna Marcato
di Domenico Ferrari, Rita Pelusio
regia Marco Rampoldi
scene Lucio Diana
costumi Laura Liguori
musiche originali Alessandro Sicardi
produzione PEM Habitat Teatrali e Anna Marcato
Don Chisciotte senza Mancia è una commedia sul confronto tra ideale e realtà, tra coerenza e compromesso, tra chi ha creduto nelle parole e chi deve misurarle ogni giorno con la vita concreta.
Una ex insegnante di lettere scrive ai suoi ex studenti. Per anni li ha spronati a credere nella giustizia, nella libertà, nell’educazione come strumento di trasformazione. Ha chiesto loro di prendere sul serio le parole, come faceva Don Chisciotte con i suoi libri: fino alle estreme conseguenze. Ora, ritirata in una stanza piena di libri, ricordi e medicine, si chiede se quella coerenza non sia diventata un peso.
Mentre la lettera prende forma, una presenza quotidiana la interrompe e la contraddice. È la badante: concreta, ironica, radicata nella necessità. È lei a ricordarle le scadenze, lo stipendio, il contratto, la fragilità del corpo. È lei a leggere le quarte di copertina dei libri che arrivano come commenti imprevisti alla scena. È lei a porre le domande più scomode: il ritiro è davvero una scelta politica o una resa? La coerenza è forza o ostinazione? Le promesse fatte agli studenti valgono ancora, quando non si riesce più a sostenerle con la propria vita?
La protagonista difende il suo ritiro come un atto di onestà: meglio tacere che insegnare ciò che non si riesce più a sostenere. Ma il confronto la costringe a interrogarsi sulla sua scelta.
Il dialogo tra le due è serrato, comico e tagliente. La badante non è semplice assistenza: è contraddittorio, specchio, resistenza alla rinuncia al mondo esterno. La Signora vede in Don Chisciotte il modello di una coerenza radicale che rifiuta di adattarsi e si tormenta nell’interrogarsi su come sia possibile oggi essere fedeli a quella radicalità in un mondo in cui la scuola diventa burocrazia, il dibattito si riduce a slogan, le utopie collettive si dissolvono in diseguaglianze crescenti. La badante le ricorda Sancho Panza: chi resta, chi paga il prezzo, chi tiene insieme l’impresa.
In questo continuo scambio, i ruoli si confondono. Chi sostiene chi? Chi inventa chi? Chi è davvero il cavaliere e chi lo scudiero?
Tra citazioni e ironia popolare, tra malinconia e sarcasmo, lo spettacolo affronta temi urgenti del nostro presente: l’invecchiamento, la precarietà del lavoro di cura, la perdita di autorevolezza dell’educazione, la distanza tra parola pubblica e vita concreta. E lo fa attraverso un dispositivo teatrale che riflette su sé stesso, mettendo in discussione il confine tra invenzione e realtà.
Nel finale resta una domanda semplice e radicale: è più folle adattarsi al mondo così com’è o continuare a interrogarlo anche quando sembra inutile?
Don Chisciotte senza Mancia è una “commedia letteraria” capace di parlare a pubblici diversi: un teatro acuto ma accessibile, che unisce profondità e leggerezza, riflessione sociale e ironia. Uno spettacolo che interroga il nostro tempo attraverso la vecchiaia, la cura e la responsabilità delle parole — ricordandoci che nessuna impresa, per quanto ideale, può esistere senza chi le resta accanto.
