ABITARE SENZA MURA – Laboratorio di fotografia partecipata

ABITARE SENZA MURA – Laboratorio di fotografia partecipata
(08-15-22-29 novembre – 13 dicembre 2026 | 5 incontri)
A cura di: Massimiliano Gatti, Gaia Renis, Domenico Ferrari
Cooperativa Sociale Comunità Progetto in Piazza Insubria, 3, 20137 Milano (MI)
“Costruiremo le case come una volta: senza tetti e senza mura.”
Vincenzo Agnetti
Il laboratorio nasce da una riflessione sul concetto di abitare, inteso non soltanto come condizione materiale legata a uno spazio fisico, ma come esperienza relazionale: il modo in cui entriamo in rapporto con i luoghi, con gli altri e con ciò che ci circonda. Abitare significa occupare uno spazio, ma anche esserne trasformati. Ogni giorno abitiamo luoghi, relazioni, gesti, immagini e memorie. Attraverso la fotografia il laboratorio propone di esplorare questa dimensione dell’abitare come esperienza condivisa: fotografare non significa soltanto registrare il mondo, ma creare una relazione con ciò che viene osservato. La fotografia diventa così una pratica dell’abitare: un gesto di attenzione, ascolto e cura. Non fotografiamo per catturare qualcosa, ma per accoglierla dentro uno spazio di attenzione. Abitare lo sguardo. Il cuore del progetto è l’idea di abitare lo sguardo. Lo sguardo non è solo uno strumento attraverso cui osserviamo il mondo: può diventare uno spazio in cui incontrarsi. Quando guardiamo insieme qualcosa, quando condividiamo un’immagine e ascoltiamo le interpretazioni degli altri, si crea un luogo comune che prima non esisteva. Il laboratorio vuole interrogarsi su questa domanda: Che tipo di spazio si crea quando guardiamo insieme? La fotografia diventa quindi una pratica di costruzione di uno spazio comune:
• fare spazio;
• generare uno spazio;
• abitare lo sguardo;
• costruire una stanza condivisa.
La fotografia come casa temporanea. Le immagini prodotte dai partecipanti saranno pensate come elementi di una costruzione collettiva: una casa senza mura, aperta e attraversabile.
Una casa temporanea perché non è definita da confini fisici, ma nasce dall’incontro tra persone, immagini e punti di vista differenti.
Uno spazio fatto di:
• dettagli quotidiani;
• luoghi attraversati;
• oggetti significativi;
• gesti;
• relazioni;
• ricordi;
• immaginazioni.
La fotografia diventa così una forma di ospitalità: uno spazio capace di accogliere ciò che normalmente rischia di rimanere invisibile.
Obiettivi del laboratorio
Il percorso vuole offrire ai partecipanti uno spazio di: Osservazione. Imparare a guardare il quotidiano con maggiore attenzione, riconoscendo valore a luoghi, dettagli e situazioni spesso invisibili.
Espressione
Utilizzare la fotografia come linguaggio personale per raccontare il proprio rapporto con gli spazi abitati.
Relazione
Creare un confronto tra diversi modi di vedere e interpretare il mondo.
Costruzione collettiva
Sperimentare come immagini e racconti individuali possano diventare parte di uno spazio condiviso.
Struttura del laboratorio
1. Introduzione: guardare l’abitare
Riflessione collettiva:
• Dove ti senti a tuo agio?
• Quali luoghi attraversi ogni giorno?
• Esiste un luogo che senti vicino?
• Esiste un luogo che preferisci evitare?
• Quali spazi raccontano qualcosa di te?
• Quali sono le soglie che attraversiamo ogni giorno?
(porte, finestre, corridoi, cancelli, passaggi)
L’obiettivo non sarà raccontare necessariamente la propria storia personale, ma sviluppare uno sguardo attento verso ciò che rende un luogo abitabile.
2. Fotografia come incontro: uno sguardo restituito
Ogni partecipante realizzerà alcune fotografie utilizzando il proprio telefono. La consegna sarà quella di fotografare qualcosa del proprio quotidiano: un luogo, un dettaglio, un oggetto, una traccia, qualcosa che abbia attirato la propria attenzione. Successivamente le immagini saranno condivise con il gruppo. Ogni partecipante sarà invitato a osservare la fotografia di un compagno e a scrivere una parola
che quella immagine gli suggerisce. Non una descrizione, ma una sensazione, un’associazione, un’impressione. Questo esercizio trasforma la fotografia da gesto individuale a gesto relazionale: io ti mostro qualcosa → tu lo guardi → tu mi restituisci uno sguardo su ciò che ho visto. L’immagine non appartiene più soltanto a chi l’ha realizzata, ma diventa uno spazio comune abitato da interpretazioni diverse.
3. Costruire una stanza senza mura
Laboratorio di collage
Attraverso immagini trovate, fotografie, parole e materiali diversi, i partecipanti saranno invitati a costruire uno spazio immaginario. Non si chiederà di rappresentare una casa reale, ma di creare un luogo possibile: una stanza fatta di ciò che scegliamo di accogliere. La domanda guida sarà: Che cosa deve esserci in uno spazio perché io possa abitarlo?
Il collage diventa una metafora dell’abitare:
• raccogliere frammenti;
• scegliere cosa portare con sé;
• mettere in relazione elementi diversi;
• costruire un luogo nuovo.
Ogni elemento inserito nella composizione contribuisce alla costruzione di uno spazio personale e collettivo.
Restituzione finale
Il percorso potrà concludersi con una restituzione pubblica attraverso una mostra o un’installazione collettiva. Le fotografie, i collage e le parole raccolte durante il laboratorio formeranno un unico ambiente
visivo: una casa senza mura, costruita dagli sguardi dei partecipanti. Uno spazio in cui immagini diverse possano convivere e generare nuove possibilità di incontro.
Domanda conclusiva
Il laboratorio non vuole semplicemente raccontare i luoghi abitati dai partecipanti, ma interrogarsi su un’altra possibilità: Come possiamo costruire uno spazio comune attraverso il modo in cui guardiamo il
mondo?